I ritrovamenti
I miei primi contatti con questo mondo quasi sconosciuto, li ebbi con Amos Conti di Istoreco – Reggio Emilia, curatore del Sito www.cadutigrandeguerra.it, realizzato in partnership con l’Associazione Storica Cimeetrincee (ASCeT) e col patrocinio del Ministero della Difesa, che con lodevole pazienza e anni di lavoro hanno recuperato e messo a disposizione in rete le schede di tutti i 531 mila Soldati caduti e dispersi ricordati nell’Albo d’Oro Nazionale ufficiale.
Questo compito mi fu inoltre facilitato dalla consultazione del blog curato da Silvia Musi – www.pietrigrandeguerra.it nonché del sito Gualdo Grande Guerra – La Grande Guerra dei Gualdesi ed i vari elenchi messi a disposizione dall’Associazione Cimeetrince (Ascet – presidente Daniele Girardini) e di altri ricercatori (Giovanni Chiarini, Rino Bal e Franco Tosoni).
Importante il contributo che ricevetti dalla lettura dei movimenti e dei luoghi di combattimento di quegli anni di guerra dei vari reggimenti visitando spesso il sito “Fronte del Piave” (purtroppo in chiusura per mancanza di fondi).
Una ultima precisazione: mi reputo un appassionato ricercatore degli avvenimenti della Grande Guerra, ho fotografato, letto e trascritto numerosi elenchi di caduti sia andando personalmente sui luoghi dove sono sepolti come la Chiesa della Gran Madre di Torino (con l’ausilio di “Storie dei Torinesi morti per la Patria” due enormi volumi suddivisi per i vari reparti Alpini, Bersaglieri, Carabinieri, ecc). Ho visitato ed elencato i nomi dei Soldati sepolti a Casale Monferrato, Alessandria, Asti, Novara, Vercelli e Crema per citarne alcuni. Duranti i miei viaggi – pochi purtroppo – non manco mai di visionare le lapidi presenti sulle facciate dei Municipi ed ho molti amici che, conoscendo questa passione, mi aiutano inviando foto di luoghi da loro visitati.
Ma sono l’ultimo arrivato, uno neofita al contrario di eccellenti personaggi che da decenni ricercano, studiano, osservano, e scrivono sull’argomento.
Durante le ricerche per la compilazione degli elenchi dei prigionieri deceduti nei numerosi campi di prigionia della Prima Guerra Mondiale, ho potuto personalmente riscontrare che tanti nominativi di Soldati risultanti “dispersi e/o scomparsi” indicati in Albo d’Oro risultavano sepolti in qualche lontano Cimitero o Sacrario all’estero ovvero tumulati nei Cimiteri o Sacrari presenti sul suolo italiano.
Cominciai quindi a tenere un elenco di questi Soldati dispersi/non dispersi finché da poche decine l’elenco divenne di quasi 1000 nomi e non è ancora terminato…
Si calcola che il numero esatto dei dispersi non si possa stabilire con esattezza ma le diverse pubblicazioni storiche tendono a quantificare un numero di oltre 72.000, mentre il totale tra morti e dispersi oscilla tra i 600.000/650.000 mila (sicuramente anche di più se si calcolano quei soldati che sono deceduti negli anni successivi per cause legate alla guerra – ferite o malattie). Basti pensare che solo tra gli Alpini si contano oltre 18.000 mila dispersi.
Teniamo anche in considerazione quale fosse il contesto in cui venivano tenuti i registri dei caduti in combattimento; la perdita di una posizione di Comando poteva generare confusione, raccolta veloce e disordinata della documentazione, distruzione per quanto possibile in caso di ritirata oppure saccheggiamenti o recupero da parte del nemico.
Non dimentichiamo che nel conteggio complessivo vanno elencati gli appartenenti alla Regia Marina (il 9% degli scomparsi appartengono agli equipaggi del C.R.E.M.), all’Aeronautica ed ai Soldati dell’Esercito imbarcati sulle navi da guerra o da trasporto per i trasferimenti da un territorio all’altro e che vennero affondate dagli U-Boot tedeschi. In questo caso i registri di bordo finivano in fondo al mare con la nave, il suo intero equipaggio e molte volte con centinaia di soldati imbarcati.
Cito a questo proposito l’affondamento del piroscafo “Principe Umberto” colpito dal siluro dell’U-Boot U5 l’8 giugno 1916 al largo delle coste albanesi, 200 miglia da Valona mentre riportava in Patria il 55° Reggimento di Fanteria Marche. La più grande tragedia per numero di vittime della storia militare; Il piroscafo affondo nel giro di 10 minuti trascinando con sé 110 marinai dell’equipaggio e 1716 soldati del 55° (ma si presume fino a 1900).
Questa tragedia fu tenuta segreta a lungo per non demoralizzare l’opinione pubblica.
Molti, moltissimi, direi troppi Soldati non sono mai stati recuperati o identificati benché l’opera di recupero delle salme (o quanto ne restava) venisse effettuata principalmente nella tregua che interveniva dopo i violenti scontri, di notte o all’alba, anche nei giorni successivi.
Nella Grande Guerra la morte era ovunque, i cadaveri dei Soldati rimanevano spesso sul campo di battaglia per giorni o settimane, esposti alle intemperie, agli animali o ai continui bombardamenti.
Ecco allora che intervenivano le cosiddette “squadre di spoglio”: erano soldati, a volte anche civili, che si incaricavano di recuperare i corpi dei caduti e provvedevano all’identificazione (quando possibile)
I documenti di riconoscimento o “piastrine” nel gergo militare erano stati adottati in vari modelli; nel 1892 era una semplice piastrina di zinco contenente dati incisi con inchiostro zincografico
Porta piastrina med. 1916 – Foto da Lombardia Beni Culturali
Poi nel 1916 venne distribuito in dotazione un modello aggiornato, una “conchiglia” rettangolare sempre in zinco con all’interno una striscia di carta che conteneva più dati.
Queste “piastrine” dovevano essere sempre tenute addosso, cucite all’interno della giubba militare per poter identificare i Soldati dispersi o non riconoscibili. Ovviamente nel caso di recupero di corpi rimasti a lungo nel terreno o sotto la pioggia la carta degradava, i dati sbiaditi o mancanti rendevano quasi impossibile il riconoscimento del caduto.
Altro compito molto importante di queste squadre era il recupero delle armi, delle munizioni e degli oggetti che potevano essere riutilizzati e quindi distribuiti ad altri soldati.
Le stesse squadre militari compilavano anche i registri per poter comunicare ai Comandi i decessi, le cui comunicazioni venivano successivamente inviate alle famiglie. Inoltre provvedevano alla sepoltura, spesso frettolosamente in fosse comuni (sul campo di battaglia poteva essere il cratere di una bomba) ovvero nei cimiteri temporanei vicino agli ospedali da campo
Ex cimiteri Asiago
Ex cimiteri Pasubio
Questi soldati quasi tutti volontari, operavano tra cadaveri in decomposizione, spesso senza maschere o altro tipo di protezione (guanti o stivali). Il fetore dei corpi in decomposizione era così forte che dovevano tamponare il naso con stoffe imbevute di alcol o tabacco.
Inoltre se il recupero avveniva subito dopo gli scontri, dovevano anche evitare di essere colpiti dai cecchini nemici che talvolta sparavano su di loro.
Una parte fondamentale del lavoro di queste squadre era il recupero degli oggetti personali o le lettere da inviare alle famiglie).
Purtroppo non mancavano gli episodi di furto degli oggetti di valore rinvenuti sui caduti che venivano successivamente rivenduti al mercato nero.
Dopo ogni battaglia non solo i soldati ma anche i civili saccheggiavano i cadaveri; nei villaggi vicino al fronte si recuperavano scarponi, mantelli e armi; i denti d’oro venivano estratti e rivenduti sempre al mercato nero.
Spesso gli oggetti rinvenuti sui cadaveri venivano utilizzati come merce di scambio (cibo o sigarette)
I gruppi di civili che affiancavano queste operazioni (ma solo nelle zone di guerra considerate sicure, recuperavano anche rottami che venivano rivenduti per poter sopravvivere alla mancanza di generi di prima necessità subentrata durante il conflitto o nell’immediato dopoguerra.
Dopo la fine del conflitto l’Italia avvio una gigantesca opera di recupero per dare degna sepoltura ai Caduti. Incominciò la costruzione dei Grandi Sacrari per accogliere le migliaia di salme, squadre specializzate riesumarono migliaia di resti per trasferirli in questi Sacrari, vennero altresì create apposite Commissioni per identificare i dispersi con il prezioso contributo dei registri dei vari reparti.
Ma purtroppo nonostante gli sforzi dei Servizi Sanitari e delle squadre speciali per il recupero delle salme, gran parte dei caduti rimasero non identificati. Pensiamo che al solo Sacrario di Redipuglia (inaugurato nel 1938) riposano le spoglie di oltre 60.000 ignoti.
Negli anni successivi alla fine del conflitto questa attività è ripresa per preciso desiderio del Governo italiano che ha iniziato una campagna di censimento dei vari cimiteri civili (propri dei comuni dove venivano tumulati i caduti) o di fortuna, cioè quei cimiteri improvvisati dove il corpo del caduto veniva pietosamente sepolto alla meglio.
Sono stati quindi costruiti grandi e piccoli Sacrari come Redipuglia (GO), Pocol (BL), Castel Dante di Rovereto (TN), Cima Grappa (TV), Asiago (VI) Fagarè della Battaglia (TV) per citarne alcuni. Altri luoghi di raccolta dei soldati defunti sono stati ricavati in Chiese o Basiliche esistenti.
Qui pongo l’esempio di Torino dove nella Chiesa della Gran Madre è stato ricavato un Sacrario contenente circa 4000 caduti (poco conosciuto anche dagli stessi torinesi anche perché aperto solo tre giorni durante l’anno (per mera mancanza di personale) nelle ricorrenze del 25 aprile – 2 giugno – 4 novembre).
Ancora oggi, con il ritiro dei grandi ghiacciai, vengono recuperati i resti di qualche soldato che, dopo un attento e scrupoloso percorso da parte del Ministero della Difesa – Onorcaduti nel tentativo di accostarli ad un nome e ad un Reparto, vengono avviati nel più vicino Sacrario con tutti gli onori militari.